martedì 10 novembre 2009
lunedì 9 novembre 2009
ZONA ROSSA - Aquila sette mesi dopo il sisma
ZONA ROSSA - Aquila sette mesi dopo il sisma.Quando si parla dell'Aquila, a quasi sette mesi dal terremoto, si parla di New Town e di tendopoli, di ricostruzione e di case, dell'inverno che si avvicina e dei primi passi che sta muovendo l'inchiesta giudiziaria.
Ma - sette mesi dopo - c'è un tema che è uscito completamente del racconto del dopo-terremoto. Si chiama L'Aquila

Ma - sette mesi dopo - c'è un tema che è uscito completamente del racconto del dopo-terremoto. Si chiama L'Aquila
domenica 8 novembre 2009
L'altra Rassegna Stampa: attualità dai blog
Ricostruzione: la “Governance” di Chiodi
Shhhh! Che NON si sappia… (una testimonianza)
Cani, gatti e vigili del fuoco
Di Orio: “Siamo soddisfatti, ma ora si mantengano gli impegni!”
A sette mesi dal sisma
Via XX Settembre, ricostruire tutto come e dove era?
L'Aquila si poteva salvare
L'Aquila oggi
L'emergenza lunga : Vietato fare fotografie
Ricostruzione con i Comitati
IL FUTURO DELL'ABRUZZO: regione verde d'Europa o deriva cemento-petrolifera?
L'Aquila e ... non solo... la situazione a ottobre 2009:
venerdì 6 novembre 2009
L'informazione al tempo di INTERNET
... da Abruzzo24ore.tv ... di oggi
E' tornato il presidente. Fotografi e cameraman hanno seguito la sua giornata in caserma. I giornalisti sono dovuti restare, queste le disposizioni, in sala stampa, in attesa di ricevere e divulgare le veline ufficiali.
Qualcuno in verità ha provato ad esercitare la sua professione. Ma è andata a finire male. Si legge infatti in una nota diramata a fine giornata dall'Associazione stampa parlamentare: ''protestiamo 'con forza contro l'inaccettabile comportamento tenuto oggi in Abruzzo dallo staff del presidente del Consiglio e, in particolare, dal responsabile della sua immagine.
Tutto ripreso da decine e decine di mute telecamere, grazie alle quali i cittadini telespettatori sono stati come sempre informati in modo obiettivo, indipendente ed esaudiente di ciò che accade a L'Aquila.

Qualcuno in verità ha provato ad esercitare la sua professione. Ma è andata a finire male. Si legge infatti in una nota diramata a fine giornata dall'Associazione stampa parlamentare: ''protestiamo 'con forza contro l'inaccettabile comportamento tenuto oggi in Abruzzo dallo staff del presidente del Consiglio e, in particolare, dal responsabile della sua immagine.
Tutto ripreso da decine e decine di mute telecamere, grazie alle quali i cittadini telespettatori sono stati come sempre informati in modo obiettivo, indipendente ed esaudiente di ciò che accade a L'Aquila.
NO COMMENT
giovedì 5 novembre 2009
Il TERREMOTO al tempo di INTERNET
Lettera al quotidiano "Il Centro"
Secondo l'intervista rilasciata in data 4 novembre 2009 al Centro dal prefetto Gabrielli, le cause dei ritardi nella rimozione delle macerie a L'Aquila sarebbero da individuare nella Legislazione Comunitaria ed in Internet.
Parafrasando Marquez "L'amore ai tempi del colera" dico che questo è il terremoto ai tempi di Internet e della Legislazione Comunitaria. Legislazione Comunitaria che non tiene in alcun conto della eccezionale dimensione dell'evento e Internet perchè tutti sono ingegneri strutturisti, simologi e tutti discettano di tutto.
Come dire che con una normativa meno stringente e senza dover troppo rendere conto alla pubblica opinione non vi sarebbe alcun problema.
Le macerie sono cose concrete, gli strumenti per spostarle pure, se le norme non sono adeguate in sei mesi si può anche ottenere una risposta dalla Comunità Europea: in questo terremoto sono state fatte così tante deroghe... ma forse la cosa più problematica, e anche realistica, è che "questo è il terremoto al tempo di Internet".
Con Internet, è vero, tutti parlano di tutto ma nessuno è autorizzato ad interferire con il suo lavoro, se fatto nel rispetto delle norme, possono esservi pareri diversi ma chi deve prendere le decisioni non necessariamente deve tener conto delle chiacchiere se il suo operato è cristallino o almeno trasparente, chi deve decidere decide, altri possono criticare...
Più che un problema di ruoli o giocatori è però il contesto che conta: la trasparenza, il dover rendere conto anche quando si fa obiettivamente il proprio dovere; fino a qualche tempo fa esisteva un concetto di autorità che derivava dal potere istituzionale, cattedratico, televisivo, politico; questi soggetti sembrava esprimessero sempre l'oggettività, non potevano sbagliare: bastava l'assenso dei superiori a coprire eventuali errori dell' obiettivamente bravo funzionario, e l'autorità non sbagliava mai. Poi è arrivato Internet, e quindi la sostituzione del concetto di obiettività con quello di trasparenza.
Per dirla con David Weinberger :«La trasparenza è la nuova obiettività; nell’odierna ecologia della conoscenza va rimpiazzando parte del vecchio ruolo svolto dall’obiettività». La trasparenza prospera e si moltiplica in un medium (Internet) fatto di correlazioni continue, laddove invece nel cartaceo o in radio-Tv era l’oggettività pre-confezionata a farla da padrone: noi vogliamo, necessitiamo, possiamo avere e pretendiamo trasparenza».
Ha ragione il Prefetto, prima era più semplice, accontentare il Capo è sempre possibile, non scontentare tutti è ora molto più difficile, perchè tutti vogliono sapere e in qualche modo partecipare!
Dovrebbe essere l'orgoglio di una democrazia! Invece questa partecipazione viene avvertita come un ostacolo.
Ma non c'è alternativa: solo la trasparenza di tutto quanto è pubblico può dare un ruolo attivo al cittadino e costringere l'autorità a mostrare la scacchiera e far vedere che il suo lavoro è fatica e non gioco di prestigio.
Secondo l'intervista rilasciata in data 4 novembre 2009 al Centro dal prefetto Gabrielli, le cause dei ritardi nella rimozione delle macerie a L'Aquila sarebbero da individuare nella Legislazione Comunitaria ed in Internet.
Parafrasando Marquez "L'amore ai tempi del colera" dico che questo è il terremoto ai tempi di Internet e della Legislazione Comunitaria. Legislazione Comunitaria che non tiene in alcun conto della eccezionale dimensione dell'evento e Internet perchè tutti sono ingegneri strutturisti, simologi e tutti discettano di tutto.
Come dire che con una normativa meno stringente e senza dover troppo rendere conto alla pubblica opinione non vi sarebbe alcun problema.
Le macerie sono cose concrete, gli strumenti per spostarle pure, se le norme non sono adeguate in sei mesi si può anche ottenere una risposta dalla Comunità Europea: in questo terremoto sono state fatte così tante deroghe... ma forse la cosa più problematica, e anche realistica, è che "questo è il terremoto al tempo di Internet".
Con Internet, è vero, tutti parlano di tutto ma nessuno è autorizzato ad interferire con il suo lavoro, se fatto nel rispetto delle norme, possono esservi pareri diversi ma chi deve prendere le decisioni non necessariamente deve tener conto delle chiacchiere se il suo operato è cristallino o almeno trasparente, chi deve decidere decide, altri possono criticare...
Più che un problema di ruoli o giocatori è però il contesto che conta: la trasparenza, il dover rendere conto anche quando si fa obiettivamente il proprio dovere; fino a qualche tempo fa esisteva un concetto di autorità che derivava dal potere istituzionale, cattedratico, televisivo, politico; questi soggetti sembrava esprimessero sempre l'oggettività, non potevano sbagliare: bastava l'assenso dei superiori a coprire eventuali errori dell' obiettivamente bravo funzionario, e l'autorità non sbagliava mai. Poi è arrivato Internet, e quindi la sostituzione del concetto di obiettività con quello di trasparenza.
Per dirla con David Weinberger :«La trasparenza è la nuova obiettività; nell’odierna ecologia della conoscenza va rimpiazzando parte del vecchio ruolo svolto dall’obiettività». La trasparenza prospera e si moltiplica in un medium (Internet) fatto di correlazioni continue, laddove invece nel cartaceo o in radio-Tv era l’oggettività pre-confezionata a farla da padrone: noi vogliamo, necessitiamo, possiamo avere e pretendiamo trasparenza».
Ha ragione il Prefetto, prima era più semplice, accontentare il Capo è sempre possibile, non scontentare tutti è ora molto più difficile, perchè tutti vogliono sapere e in qualche modo partecipare!
Dovrebbe essere l'orgoglio di una democrazia! Invece questa partecipazione viene avvertita come un ostacolo.
Ma non c'è alternativa: solo la trasparenza di tutto quanto è pubblico può dare un ruolo attivo al cittadino e costringere l'autorità a mostrare la scacchiera e far vedere che il suo lavoro è fatica e non gioco di prestigio.
mercoledì 4 novembre 2009
Cominciamo a parlane di ricostruzione a L'Aquila
PROPOSTA DI UN METODO DI LAVORO
by Panta Rei & Transition Town
Il terremoto e il più o meno condivisibile piano C.A.S.E., hanno profondamente alterato non solo l'impianto urbanistico della città, ma anche quello sociale ed economico.
L'impossibilità, anche se temporanea, di riappropriarsi del centro storico e la conseguente necessità di dislocare abitanti, servizi pubblici e attività economiche, modifica completamente le precedenti modalità di vita e di organizzazione urbana: cambiano in particolare i centri di attrazione,vengono a mancare i luoghi di incontro, si modificano gli assi su cui si svolge gran parte della mobilità.
In conclusione si è verificato uno stravolgimento dei modi di vita e tutto ciò comporta e comporterà un movimento complessivo per raggiungere un nuovo equilibrio. Tali spinte dei singoli e dei gruppi derivanti dalle più diverse esigenze si andranno a inserire in un contesto destrutturato e con ogni probabilità, senza un'opportuna programmazione, porteranno a un peggioramento della qualità della vita
Grazie al desiderio di continuare a vivere la città dei singoli si arriverà a un nuovo equilibrio, ma se non si riuscirà ad operare una sintesi di quelle che oggi sono le necessità economiche, strutturali e sociali, si rischia di ottenere alla fine del processo una vita cittadina più problematica di quella perduta.
Ciò va evitato in ogni modo e tutti, insieme, dobbiamo riuscire a definire un progetto complessivo entro cui muoversi nelle varie fasi che accompagnano e accompagneranno la nostra via post terremoto.
Per progettare è necessario porsi delle domande: quale modello vorremmo realizzare, quali elementi in particolare si ritengono importanti per migliorare non solo l'economia, ma anche la qualità della vita dei cittadini.
Definire la qualità della vita è già impresa ardua.
Come primo fondamentale approccio, esplicitati i vari aspetti che compongono il mosaico di una vita di qualità, fatte le necessarie scelte nei vari campi del vivere comune, si dovrà operare definendo un percorso condiviso.
Solo dopo aver compreso quali sono i nostri obiettivi comuni potremo sviluppare i necessari progetti applicativi nei singoli campi.
Lavorare, abitare, imparare, conoscere, avere relazioni, muoversi sul territorio diffondere arti e cultura.
Come si potranno sviluppare queste attività nella città di oggi e domani?
Troviamoci, parliamo insieme di quali valori sono importanti per noi, cosa ci manca di più, cosa vorremmo di essenziale, cosa vogliamo portare con noi nella nuova città, etc..ciò che si vuole proporre è una metodologia di approccio per trovare soluzioni condivise.
by Panta Rei & Transition Town
Il terremoto e il più o meno condivisibile piano C.A.S.E., hanno profondamente alterato non solo l'impianto urbanistico della città, ma anche quello sociale ed economico.
L'impossibilità, anche se temporanea, di riappropriarsi del centro storico e la conseguente necessità di dislocare abitanti, servizi pubblici e attività economiche, modifica completamente le precedenti modalità di vita e di organizzazione urbana: cambiano in particolare i centri di attrazione,vengono a mancare i luoghi di incontro, si modificano gli assi su cui si svolge gran parte della mobilità.
In conclusione si è verificato uno stravolgimento dei modi di vita e tutto ciò comporta e comporterà un movimento complessivo per raggiungere un nuovo equilibrio. Tali spinte dei singoli e dei gruppi derivanti dalle più diverse esigenze si andranno a inserire in un contesto destrutturato e con ogni probabilità, senza un'opportuna programmazione, porteranno a un peggioramento della qualità della vita
Grazie al desiderio di continuare a vivere la città dei singoli si arriverà a un nuovo equilibrio, ma se non si riuscirà ad operare una sintesi di quelle che oggi sono le necessità economiche, strutturali e sociali, si rischia di ottenere alla fine del processo una vita cittadina più problematica di quella perduta.
Ciò va evitato in ogni modo e tutti, insieme, dobbiamo riuscire a definire un progetto complessivo entro cui muoversi nelle varie fasi che accompagnano e accompagneranno la nostra via post terremoto.
Per progettare è necessario porsi delle domande: quale modello vorremmo realizzare, quali elementi in particolare si ritengono importanti per migliorare non solo l'economia, ma anche la qualità della vita dei cittadini.
Definire la qualità della vita è già impresa ardua.
Come primo fondamentale approccio, esplicitati i vari aspetti che compongono il mosaico di una vita di qualità, fatte le necessarie scelte nei vari campi del vivere comune, si dovrà operare definendo un percorso condiviso.
Solo dopo aver compreso quali sono i nostri obiettivi comuni potremo sviluppare i necessari progetti applicativi nei singoli campi.
Lavorare, abitare, imparare, conoscere, avere relazioni, muoversi sul territorio diffondere arti e cultura.
Come si potranno sviluppare queste attività nella città di oggi e domani?
Troviamoci, parliamo insieme di quali valori sono importanti per noi, cosa ci manca di più, cosa vorremmo di essenziale, cosa vogliamo portare con noi nella nuova città, etc..ciò che si vuole proporre è una metodologia di approccio per trovare soluzioni condivise.
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