Da più parti si auspica, a parole, peraltro non sempre gentili, che gli Aquilani “sentano la responsabilità nei confronti della loro città di rientrare al più presto all’interno delle sue mura onde evitare che si sposti il centro di vita cittadino”.
I tentativi di comunicare che anche sulla costa c’è disagio, discriminazione, e sensazione di esclusione non convincono. Ognuno ha vissuto il suo terremoto e sembra avere una sua ricetta per la pronta rinascita de L’Aquila: non gli frega niente di come vivono gli altri, avvertono il disagio e/o l’impotenza e… incolpano gli altri. Come in tutte le buone famiglie, quando le cose non vanno, la colpa è del congiunto più vicino e più amato: marito, moglie, o… suocera. I polli di Renzo.
Facciamo a capirci, si diceva una volta a L’Aquila.
C’è stato il terremoto: ognuno ha reagito come ha potuto, secondo le circostanze.
S’è capito dopo che quella scelta, casuale o pilotata dalla Protezione Civile (che indorava la pillola, con palliativi temporanei di dubbio gusto), era praticamente irreversibile: sono mancate e mancano informazioni per agire bene!
Il terremoto è destabilizzante, nuove abitudini lavorative, nuova scuola, nuovi medici: non è proprio semplice decidere continui cambiamenti di scuola per i figli: questo può farlo solo la Protezione Civile che tutela gli interessi degli alberghi e sposta le persone come oggetti! Un capo famiglia cerca di evitarlo perché ha delle “persone” da tutelare.
E veniamo al cittadino: tornare a L’Aquila subito per fare che cosa?
A due mesi dal terremoto non abbiamo avuto ancora il piacere di un bollettino informativo regolare, periodico, settimanale o giornaliero, sulla situazione! Le cose vengono apprese da radio fante, e smentite regolarmente.
Nessuno comunica nulla: chi sta vicino al sole riceve gli ordini e li fa eseguire! Questa è la legge della emergenza: la disponibilità esclusiva degli strumenti di comunicazione hanno creato una immagine di efficienza al terremoto mediatico, ma i problemi concreti, dei singoli cittadini, dei deboli restano e non hanno rilevanza per nessuno.
Il cittadino si trova a risolverli da solo i suoi problemi, che non sono solo di vitto e alloggio, e dopo cerca di capire se può fare qualcosa per la città. E scopre che non è solo lui a non essere informato, ma che nessuno sa niente: che il Sindaco non comanda più niente, che esegue solo ordini, che è inutile discutere perché tanto non si può fare niente.
Che l’emergenza comportasse la rinuncia ai suoi diritti di cittadino non è mai stato detto dalla televisione eppure in pratica è così: nelle tendopoli non si possono fare assemblee, non si può usare internet, la città è presidiata dai militari, non sono individuabili gli spazi per l’aggregazione, divide et impera.
Tornare a L’Aquila ora per fare cosa? A parte le difficoltà, avrebbe un senso se fosse possibile capirci qualcosa, ma pare che la confusione era già tanta prima del 6 aprile!
Un terremoto di quella distruttività dovrebbe far riflettere tutti: autorità, parolai, burocrati; per questi non è successo niente: solo una nuova opportunità per esercitare potere!
Al cittadino interessa sapere se si sta pensando a come sarà L’Aquila nel 2015, se potrà mandare i figli a scuola, dove iscriverli, che sbocco lavorativo può configurarsi, come può collaborare ad individuare soluzioni in linea con le aspettative di lungo periodo, non è solo un problema di case, quello che manca sono idee progettuali forti per l’Aquila da riconoscere, validare, sostenere: con chiunque e verso chiunque, da aquilani.
Perché ha capito benissimo che L’Aquila o sarà veramente più bella di prima o “non sarà”: ma non è solo un fatto di case, monumenti o chiese, e soldi per la ricostruzione!
Affascinati dal pensiero unico e militare, sembra però ripartito il famoso gioco dell’esclusione (esso quisso), no tu no, qui siamo anche in troppi, non disturbate il conducente: non so se i tanti comitati che sono sorti in questi giorni avranno un giorno la forza di unirsi e dare una spallata al sistema comunicativo almeno, me lo auguro! E mi auguro che si possa cominciare a ragionare in questa città e scegliere le forze migliori per mettere insieme un progetto di città futura degno della nostra storia!
sabato 30 maggio 2009
lunedì 27 aprile 2009
Emergenza che supera le divergenze
"Ancora una volta, di fronte all’emergenza e alla tragedia, gli italiani hanno saputo unirsi, hanno saputo superare le divergenze, sono riusciti a dimostrare di essere un grande popolo coeso nella generosità, nella solidarietà e nel coraggio."
Così, testualmente, Berlusconi ad ONNA.
Ed è sembrato vero, in televisione.
L'unità, la concordia per un giorno ha prevalso, complice il terremoto, quello vero, che ha portato un mare di sfollati aquilani a confrontarsi con i "rivali" pescaresi ed ad accorgersi della loro solidarietà, del loro senso di apertura, di accoglienza, del "cuore aperto" di Pescara.
E' un pregio del nostro popolo ritrovarsi unito in particolari circostanze, ma la necessità della tragedia è anche il suo terribile limite: è come se non potessimo permetterci di vivere bene, in pace.
Ma tant'è, per fortuna, stavolta può starci bene anche la televisione, e dovremmo aver capito il disvalore dell'arrocco.
I nostri problemi stanno lì, non saranno altri a risolverli, tocca a noi come comunità aquilana affrontarli prima, confrontarci con rispetto delle varie tesi, e poi, uniti, tentare di risolverli.
Abbiamo un nemico comune: la mancanza di informazioni, la fretta, l'apparire, e fors'anche i superiori interessi nazionali o internazionali. Non dovrebbe essere difficile renderci conto che L'Aquila è una piccola città, su cui insiste un terremoto di notevole portata, reso più devastante dalla inettitudine e presunzione della classe dirigente locale che non ha saputo predisporre alcun livello di prevenzione e di controllo: l'inattenzione assoluta, un menenfreghismo, un "laissez faire" che ha portato persino al taglio di nastri per inaugurazioni per l'avvenuta "messa in sicurezza di Palazzo Quinzi" destinando a una scuola l'edificio a maggior rischio sismico della città. No, non solo politici, per carità, qui ha toppato alla grande tutta la classe dirigente, chi doveva controllare, chi doveva informare, chi non ha tenuto conto delle segnalazioni, chi ha segnalato, raccomandato, etc., etc.
L'esame di coscienza collettivo che dovremmo fare non può però riguardare solo il passato, non possiamo continuare a "non decidere" lasciando che altri se ne occupino: per quanto illuminati e ben disposti non possono sostituirsi alla comunità aquilana per decidere scelte, localizzazioni, tempi, modalità.
Dovremmo forse attivarci tutti(considerando che la classe dirigente che ci ritroviamo è quella che è, insufficiente a gestire il presente nè all'altezza di gestire la ricostruzione, soprattutto se lasciati soli), per massimizzare informazioni e controlli diretti da parte di tutte le persone coinvolte (e siamo tanti stavolta, ci riguarda proprio tutti), senza demonizzazioni ma senza schemi burocratici , senza censure, senza paure ricostruendo dalle tende, dalla costa, da ovunque, soprattutto e da subito, una agorà che possa far sentire ed imporre la sua voce, la sua volontà di rinascita ai predicatori e faccendieri del momento e di sempre.
Così, testualmente, Berlusconi ad ONNA.
Ed è sembrato vero, in televisione.
L'unità, la concordia per un giorno ha prevalso, complice il terremoto, quello vero, che ha portato un mare di sfollati aquilani a confrontarsi con i "rivali" pescaresi ed ad accorgersi della loro solidarietà, del loro senso di apertura, di accoglienza, del "cuore aperto" di Pescara.
E' un pregio del nostro popolo ritrovarsi unito in particolari circostanze, ma la necessità della tragedia è anche il suo terribile limite: è come se non potessimo permetterci di vivere bene, in pace.
Ma tant'è, per fortuna, stavolta può starci bene anche la televisione, e dovremmo aver capito il disvalore dell'arrocco.
I nostri problemi stanno lì, non saranno altri a risolverli, tocca a noi come comunità aquilana affrontarli prima, confrontarci con rispetto delle varie tesi, e poi, uniti, tentare di risolverli.
Abbiamo un nemico comune: la mancanza di informazioni, la fretta, l'apparire, e fors'anche i superiori interessi nazionali o internazionali. Non dovrebbe essere difficile renderci conto che L'Aquila è una piccola città, su cui insiste un terremoto di notevole portata, reso più devastante dalla inettitudine e presunzione della classe dirigente locale che non ha saputo predisporre alcun livello di prevenzione e di controllo: l'inattenzione assoluta, un menenfreghismo, un "laissez faire" che ha portato persino al taglio di nastri per inaugurazioni per l'avvenuta "messa in sicurezza di Palazzo Quinzi" destinando a una scuola l'edificio a maggior rischio sismico della città. No, non solo politici, per carità, qui ha toppato alla grande tutta la classe dirigente, chi doveva controllare, chi doveva informare, chi non ha tenuto conto delle segnalazioni, chi ha segnalato, raccomandato, etc., etc.
L'esame di coscienza collettivo che dovremmo fare non può però riguardare solo il passato, non possiamo continuare a "non decidere" lasciando che altri se ne occupino: per quanto illuminati e ben disposti non possono sostituirsi alla comunità aquilana per decidere scelte, localizzazioni, tempi, modalità.
Dovremmo forse attivarci tutti(considerando che la classe dirigente che ci ritroviamo è quella che è, insufficiente a gestire il presente nè all'altezza di gestire la ricostruzione, soprattutto se lasciati soli), per massimizzare informazioni e controlli diretti da parte di tutte le persone coinvolte (e siamo tanti stavolta, ci riguarda proprio tutti), senza demonizzazioni ma senza schemi burocratici , senza censure, senza paure ricostruendo dalle tende, dalla costa, da ovunque, soprattutto e da subito, una agorà che possa far sentire ed imporre la sua voce, la sua volontà di rinascita ai predicatori e faccendieri del momento e di sempre.
Berlusconi a ONNA 25 aprile 2009
Oggi quell’insegnamento dei nostri padri assume un valore particolare: questo 25 aprile cade all’indomani della grande tragedia che ha colpito questa terra d’Abruzzo. Ancora una volta, di fronte all’emergenza e alla tragedia, gli italiani hanno saputo unirsi, hanno saputo superare le divergenze, sono riusciti a dimostrare di essere un grande popolo coeso nella generosità, nella solidarietà e nel coraggio.
martedì 14 aprile 2009
E se provassimo sul serio ad ascoltarci?

...Il guaio è che stiamo perdendo l’abitudine alla piazza, non comunichiamo che per partiti, per slogan, per pregiudizio, si ha quasi paura di esporre le proprie idee autentiche.
Ci sembra tutto poco importante, ma è solo partecipando davvero, con la nostra autenticità, che possiamo contribuire al bene comune, che può funzionare la democrazia.
C’è, invero, consapevolezza di ciò ma avvertiamo una difficoltà reale a interloquire, all’ascolto attivo, a confrontarsi, a partecipare attivamente, difficoltà contagiosa che alimenta anche la nostra pigrizia.
Stiamo diventando una società di saggi cui basta il silenzio? siamo troppo pochi? è la dimensione limitata? sono pochi problemi? sono solo problemi di pochi?
Siamo fatti così, avvertiamo il disagio e tolleriamo bene la sofferenza, forti e gentili in fondo, da abruzzesi doc.
Siamo in buona compagnia: problemi simili esistono anche nelle nostre città e nella nostra regione: sembra non funzionare più nulla, la politica vera è lontana, le istituzioni pure.
Annunci magniloquenti senza fatti concreti, continui giri di valzer, l’inaugurazione di qualche mostra, ma quale consapevolezza ha il cittadino medio dell’attività reale dei vari livelli istituzionali che possa far pensare a sviluppo o a speranza per i nostri giovani?
Poi, quando le cose private vanno male, le colpe sono degli altri, della politica sentita come cosa inaccessibile, che riguarda gli altri.
E questo crea distanza, difficoltà, anche per il politico che evita la gente scontenta, magari si spende per tutti ma non sente gratificazione genuina, non comunica per non sentirsi accusato, incompreso.
Parliamo della comunità, della provincia, della regione: c'è sempre una cappa di diffidenza nel dare fiducia su un agire velato dei vari livelli istituzionali che operano con la consapevolezza di non poter rendere conto che a se stessi, visto che nessuno più li capisce, e quindi di non dover rendere conto che a se stessi.
Si è così creata una situazione di irresponsabilità globale in cui ognuno recita a soggetto. Ma nessuno è contento, attori, comparse e pubblico plaudente.
E se provassimo sul serio ad ascoltarci? Semplicemente, senza pregiudizi: io ho il dovere di ascoltare il mio rappresentante politico e di dargli fiducia, il rappresentante politico ha il dovere di ascoltare, leggere le istanze gli vengono rivolte, qualche volta rispondere...
Si, rispondere, comunicare … perché non basta operare in modo più o meno illuminato (chi sta in alto vede più luce, sa e vede di più), la democrazia oltre che responsabilità, è rispetto della forma, trasparenza, libertà di accesso, partecipazione.
Abbiamo oggi un governo centrale che sembra aver capito il valore della partecipazione, della trasparenza, abbiamo governi locali che hanno difficoltà a intendere questo semplice concetto.
Ed abbiamo oggi l'esigenza di ripartire dopo un terremoto evitando il "dopoterremoto" politico cui accennava Silone in Fontamara.
lunedì 13 aprile 2009
nel 2009 ... paura del dopoterremoto?

"Nel 1915 un violento terremoto aveva distrutto buona parte del nostro circondario e in trenta secondi ucciso circa trentamila persone. Quel che piu' mi sorprese fu di osservare con quanta naturalezza i paesani accettassero la tremenda catastrofe. In una contrada come la nostra, in cui tante ingiustizie rimanevano impunite, la frequenza dei terremoti appariva un fatto talmente plausibile da non richiedere ulteriori spiegazioni. C'era anzi da stupirsi che i terremoti non capitassero piu' spesso."
Scrive sempre Silone:"Nel terremoto morivano infatti ricchi e poveri, istruiti e analfabeti, autorita' e sudditi. Nel terremoto la natura realizzava quello che la legge a parole prometteva e nei fatti non manteneva: l'uguaglianza. Uguaglianza effimera. Passata la paura, la disgrazia collettiva si trasformava in occasione di piu' larghe ingiustizie".
lunedì 12 maggio 2008
Forumpa.it
Il neo ministro per la Pubblica Amministrazione e l’Innovazione, Renato Brunetta,
inaugura il FORUM con il tradizionale “taglio del nastro”; insieme a lui il Sindaco di Roma, Gianni Alemanno e il Presidente della Regione Lazio, Piero Marrazzo.
Due “lezioni magistrali”
Isaac Getz (alle 14,30, sala E, padiglione 10)
Edward De Bono (alle 16,30, sala E, padiglione 10)
sul sistema del management delle idee e sul pensiero laterale.
inaugura il FORUM con il tradizionale “taglio del nastro”; insieme a lui il Sindaco di Roma, Gianni Alemanno e il Presidente della Regione Lazio, Piero Marrazzo.
Due “lezioni magistrali”
Isaac Getz (alle 14,30, sala E, padiglione 10)
Edward De Bono (alle 16,30, sala E, padiglione 10)
sul sistema del management delle idee e sul pensiero laterale.
giovedì 8 maggio 2008
convegno perdono 2008
PANTA REI ed il GRUPPO ARCHEOLOGICO SUPEREQUANO
sono impegnati nella realizzazione del
V Convegno itinerante 15-18 maggio 2008
Perdonare per liberarsi – perdonarsi per guarire
Sul Cammino del perdono dall’eremo del Morrone
a S. Maria di Collemaggio sui passi di Celestino
sono impegnati nella realizzazione del
V Convegno itinerante 15-18 maggio 2008
Perdonare per liberarsi – perdonarsi per guarire
Sul Cammino del perdono dall’eremo del Morrone
a S. Maria di Collemaggio sui passi di Celestino
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