venerdì 12 giugno 2009
venerdì 5 giugno 2009
giovedì 4 giugno 2009
Il dopoterremoto : la campagna 100%
martedì 2 giugno 2009
Un flop comunicativo ?
così rileva Enrico Colaiacovo del Comitato civico per Un Manifesto per L'Aquila dal Convegno "La nuova L'Aquila e la sfida della ricostruzione"
Terremoto a L'Aquila con un dopoterremoto ancor più violento!
Per chi è nato o ha avuto modo di amare L'Aquila è una amara costatazione l'incapacità italiana attuale di assumersi responsabilità verso il futuro, per chi a l'Aquila ci vive e, scampato, vorrebbe continuare a starci, oltre al danno, oltre la distruzione del futuro, c'è anche la beffa di un presente efficientismo di facciata sostanzialmente non responsivo che con l'autoritarismo e la paura cerca di imporre proprie, inutili regole: a che vi serve ricostruire una città se ne state distruggendo l'anima? Errori nella mancata individuazione di un futuro definibile per la città, errori nelle localizzazioni delle aree.
Abbiamo dovuto subire in silenzio l'occupazione della protezione civile, (che tempestività quel 6 aprile!), e a due mesi di distanza non ancora si conoscono le direttive per ricostruire le semplici abitazioni, figuriamoci se qualcuno possa essersi posto il problema di come sarà L'Aquila tra dieci anni.
Mai una consultazione, una discussione a più voci sul futuro della città: è stato finora solo un problema di vigili del fuoco, di paure : un flop comunicativo voluto e imposto per quali motivi?
Grazie anche ai nostri tanti amministratori locali, stiamo sperimentando gli effetti nocivi del pensiero unico a cascata: la botte dà il vino che ha, è capitato così, non cercano certo consigli, recitano a soggetto, completamente autonomi dal loro elettorato.
Capito questo, sono nati tanti comitati, ma ci vorrà tempo perchè il meglio venga fuori, speriamo in forma non violenta, qualcosa si muove, ci sono tanti giovani, e in questo senso c'e speranza di impedire ulteriori scempi.
Possiamo unire le forze ma sono loro, i cosidetti nostri rappresentanti che, in concreto, operano: ci rimane solo una azione di vigilanza e controllo che potremmo strutturare in modo nuovo, efficiente, costante, per impedire altre stragi di futuro.
Intanto partecipiamo ai tanti centri di aggregazione virtuali e fisici (almeno in questo qualche amministratore potrebbe collaborare fattivamente!) ove la discussione possa aver luogo liberamente e sviluppare un sentire comune che amplifichi e dia forza a quello che le persone più preparate o sensibili hanno già intuito e magari debolmente propongono.
sabato 30 maggio 2009
L’Aquila o sarà veramente più bella di prima o “non sarà"
I tentativi di comunicare che anche sulla costa c’è disagio, discriminazione, e sensazione di esclusione non convincono. Ognuno ha vissuto il suo terremoto e sembra avere una sua ricetta per la pronta rinascita de L’Aquila: non gli frega niente di come vivono gli altri, avvertono il disagio e/o l’impotenza e… incolpano gli altri. Come in tutte le buone famiglie, quando le cose non vanno, la colpa è del congiunto più vicino e più amato: marito, moglie, o… suocera. I polli di Renzo.
Facciamo a capirci, si diceva una volta a L’Aquila.
C’è stato il terremoto: ognuno ha reagito come ha potuto, secondo le circostanze.
S’è capito dopo che quella scelta, casuale o pilotata dalla Protezione Civile (che indorava la pillola, con palliativi temporanei di dubbio gusto), era praticamente irreversibile: sono mancate e mancano informazioni per agire bene!
Il terremoto è destabilizzante, nuove abitudini lavorative, nuova scuola, nuovi medici: non è proprio semplice decidere continui cambiamenti di scuola per i figli: questo può farlo solo la Protezione Civile che tutela gli interessi degli alberghi e sposta le persone come oggetti! Un capo famiglia cerca di evitarlo perché ha delle “persone” da tutelare.
E veniamo al cittadino: tornare a L’Aquila subito per fare che cosa?
A due mesi dal terremoto non abbiamo avuto ancora il piacere di un bollettino informativo regolare, periodico, settimanale o giornaliero, sulla situazione! Le cose vengono apprese da radio fante, e smentite regolarmente.
Nessuno comunica nulla: chi sta vicino al sole riceve gli ordini e li fa eseguire! Questa è la legge della emergenza: la disponibilità esclusiva degli strumenti di comunicazione hanno creato una immagine di efficienza al terremoto mediatico, ma i problemi concreti, dei singoli cittadini, dei deboli restano e non hanno rilevanza per nessuno.
Il cittadino si trova a risolverli da solo i suoi problemi, che non sono solo di vitto e alloggio, e dopo cerca di capire se può fare qualcosa per la città. E scopre che non è solo lui a non essere informato, ma che nessuno sa niente: che il Sindaco non comanda più niente, che esegue solo ordini, che è inutile discutere perché tanto non si può fare niente.
Che l’emergenza comportasse la rinuncia ai suoi diritti di cittadino non è mai stato detto dalla televisione eppure in pratica è così: nelle tendopoli non si possono fare assemblee, non si può usare internet, la città è presidiata dai militari, non sono individuabili gli spazi per l’aggregazione, divide et impera.
Tornare a L’Aquila ora per fare cosa? A parte le difficoltà, avrebbe un senso se fosse possibile capirci qualcosa, ma pare che la confusione era già tanta prima del 6 aprile!
Un terremoto di quella distruttività dovrebbe far riflettere tutti: autorità, parolai, burocrati; per questi non è successo niente: solo una nuova opportunità per esercitare potere!
Al cittadino interessa sapere se si sta pensando a come sarà L’Aquila nel 2015, se potrà mandare i figli a scuola, dove iscriverli, che sbocco lavorativo può configurarsi, come può collaborare ad individuare soluzioni in linea con le aspettative di lungo periodo, non è solo un problema di case, quello che manca sono idee progettuali forti per l’Aquila da riconoscere, validare, sostenere: con chiunque e verso chiunque, da aquilani.
Perché ha capito benissimo che L’Aquila o sarà veramente più bella di prima o “non sarà”: ma non è solo un fatto di case, monumenti o chiese, e soldi per la ricostruzione!
Affascinati dal pensiero unico e militare, sembra però ripartito il famoso gioco dell’esclusione (esso quisso), no tu no, qui siamo anche in troppi, non disturbate il conducente: non so se i tanti comitati che sono sorti in questi giorni avranno un giorno la forza di unirsi e dare una spallata al sistema comunicativo almeno, me lo auguro! E mi auguro che si possa cominciare a ragionare in questa città e scegliere le forze migliori per mettere insieme un progetto di città futura degno della nostra storia!
lunedì 27 aprile 2009
Emergenza che supera le divergenze
Così, testualmente, Berlusconi ad ONNA.
Ed è sembrato vero, in televisione.
L'unità, la concordia per un giorno ha prevalso, complice il terremoto, quello vero, che ha portato un mare di sfollati aquilani a confrontarsi con i "rivali" pescaresi ed ad accorgersi della loro solidarietà, del loro senso di apertura, di accoglienza, del "cuore aperto" di Pescara.
E' un pregio del nostro popolo ritrovarsi unito in particolari circostanze, ma la necessità della tragedia è anche il suo terribile limite: è come se non potessimo permetterci di vivere bene, in pace.
Ma tant'è, per fortuna, stavolta può starci bene anche la televisione, e dovremmo aver capito il disvalore dell'arrocco.
I nostri problemi stanno lì, non saranno altri a risolverli, tocca a noi come comunità aquilana affrontarli prima, confrontarci con rispetto delle varie tesi, e poi, uniti, tentare di risolverli.
Abbiamo un nemico comune: la mancanza di informazioni, la fretta, l'apparire, e fors'anche i superiori interessi nazionali o internazionali. Non dovrebbe essere difficile renderci conto che L'Aquila è una piccola città, su cui insiste un terremoto di notevole portata, reso più devastante dalla inettitudine e presunzione della classe dirigente locale che non ha saputo predisporre alcun livello di prevenzione e di controllo: l'inattenzione assoluta, un menenfreghismo, un "laissez faire" che ha portato persino al taglio di nastri per inaugurazioni per l'avvenuta "messa in sicurezza di Palazzo Quinzi" destinando a una scuola l'edificio a maggior rischio sismico della città. No, non solo politici, per carità, qui ha toppato alla grande tutta la classe dirigente, chi doveva controllare, chi doveva informare, chi non ha tenuto conto delle segnalazioni, chi ha segnalato, raccomandato, etc., etc.
L'esame di coscienza collettivo che dovremmo fare non può però riguardare solo il passato, non possiamo continuare a "non decidere" lasciando che altri se ne occupino: per quanto illuminati e ben disposti non possono sostituirsi alla comunità aquilana per decidere scelte, localizzazioni, tempi, modalità.
Dovremmo forse attivarci tutti(considerando che la classe dirigente che ci ritroviamo è quella che è, insufficiente a gestire il presente nè all'altezza di gestire la ricostruzione, soprattutto se lasciati soli), per massimizzare informazioni e controlli diretti da parte di tutte le persone coinvolte (e siamo tanti stavolta, ci riguarda proprio tutti), senza demonizzazioni ma senza schemi burocratici , senza censure, senza paure ricostruendo dalle tende, dalla costa, da ovunque, soprattutto e da subito, una agorà che possa far sentire ed imporre la sua voce, la sua volontà di rinascita ai predicatori e faccendieri del momento e di sempre.
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