venerdì 6 novembre 2009

L'informazione al tempo di INTERNET

... da Abruzzo24ore.tv ... di oggi

E' tornato il presidente. Fotografi e cameraman hanno seguito la sua giornata in caserma. I giornalisti sono dovuti restare, queste le disposizioni, in sala stampa, in attesa di ricevere e divulgare le veline ufficiali.
Qualcuno in verità ha provato ad esercitare la sua professione. Ma è andata a finire male. Si legge infatti in una nota diramata a fine giornata dall'Associazione stampa parlamentare: ''protestiamo 'con forza contro l'inaccettabile comportamento tenuto oggi in Abruzzo dallo staff del presidente del Consiglio e, in particolare, dal responsabile della sua immagine.
Tutto ripreso da decine e decine di mute telecamere, grazie alle quali i cittadini telespettatori sono stati come sempre informati in modo obiettivo, indipendente ed esaudiente di ciò che accade a L'Aquila.
NO COMMENT


giovedì 5 novembre 2009

Il TERREMOTO al tempo di INTERNET

Lettera al quotidiano "Il Centro"

Secondo l'intervista rilasciata in data 4 novembre 2009 al Centro dal prefetto Gabrielli, le cause dei ritardi nella rimozione delle macerie a L'Aquila sarebbero da individuare nella Legislazione Comunitaria ed in Internet.
Parafrasando Marquez "L'amore ai tempi del colera" dico che questo è il terremoto ai tempi di Internet e della Legislazione Comunitaria. Legislazione Comunitaria che non tiene in alcun conto della eccezionale dimensione dell'evento e Internet perchè tutti sono ingegneri strutturisti, simologi e tutti discettano di tutto.

Come dire che con una normativa meno stringente e senza dover troppo rendere conto alla pubblica opinione non vi sarebbe alcun problema.

Le macerie sono cose concrete, gli strumenti per spostarle pure, se le norme non sono adeguate in sei mesi si può anche ottenere una risposta dalla Comunità Europea: in questo terremoto sono state fatte così tante deroghe... ma forse la cosa più problematica, e anche realistica, è che "questo è il terremoto al tempo di Internet".

Con Internet, è vero, tutti parlano di tutto ma nessuno è autorizzato ad interferire con il suo lavoro, se fatto nel rispetto delle norme, possono esservi pareri diversi ma chi deve prendere le decisioni non necessariamente deve tener conto delle chiacchiere se il suo operato è cristallino o almeno trasparente, chi deve decidere decide, altri possono criticare...

Più che un problema di ruoli o giocatori è però il contesto che conta: la trasparenza, il dover rendere conto anche quando si fa obiettivamente il proprio dovere; fino a qualche tempo fa esisteva un concetto di autorità che derivava dal potere istituzionale, cattedratico, televisivo, politico; questi soggetti sembrava esprimessero sempre l'oggettività, non potevano sbagliare: bastava l'assenso dei superiori a coprire eventuali errori dell' obiettivamente bravo funzionario, e l'autorità non sbagliava mai. Poi è arrivato Internet, e quindi la sostituzione del concetto di obiettività con quello di trasparenza.

Per dirla con David Weinberger :«La trasparenza è la nuova obiettività; nell’odierna ecologia della conoscenza va rimpiazzando parte del vecchio ruolo svolto dall’obiettività». La trasparenza prospera e si moltiplica in un medium (Internet) fatto di correlazioni continue, laddove invece nel cartaceo o in radio-Tv era l’oggettività pre-confezionata a farla da padrone: noi vogliamo, necessitiamo, possiamo avere e pretendiamo trasparenza».

Ha ragione il Prefetto, prima era più semplice, accontentare il Capo è sempre possibile, non scontentare tutti è ora molto più difficile, perchè tutti vogliono sapere e in qualche modo partecipare!

Dovrebbe essere l'orgoglio di una democrazia! Invece questa partecipazione viene avvertita come un ostacolo.

Ma non c'è alternativa: solo la trasparenza di tutto quanto è pubblico può dare un ruolo attivo al cittadino e costringere l'autorità a mostrare la scacchiera e far vedere che il suo lavoro è fatica e non gioco di prestigio.

mercoledì 4 novembre 2009

Cominciamo a parlane di ricostruzione a L'Aquila

PROPOSTA DI UN METODO DI LAVORO
by Panta Rei & Transition Town

Il terremoto e il più o meno condivisibile piano C.A.S.E., hanno profondamente alterato non solo l'impianto urbanistico della città, ma anche quello sociale ed economico.
L'impossibilità, anche se temporanea, di riappropriarsi del centro storico e la conseguente necessità di dislocare abitanti, servizi pubblici e attività economiche, modifica completamente le precedenti modalità di vita e di organizzazione urbana: cambiano in particolare i centri di attrazione,vengono a mancare i luoghi di incontro, si modificano gli assi su cui si svolge gran parte della mobilità.
In conclusione si è verificato uno stravolgimento dei modi di vita e tutto ciò comporta e comporterà un movimento complessivo per raggiungere un nuovo equilibrio. Tali spinte dei singoli e dei gruppi derivanti dalle più diverse esigenze si andranno a inserire in un contesto destrutturato e con ogni probabilità, senza un'opportuna programmazione, porteranno a un peggioramento della qualità della vita
Grazie al desiderio di continuare a vivere la città dei singoli si arriverà a un nuovo equilibrio, ma se non si riuscirà ad operare una sintesi di quelle che oggi sono le necessità economiche, strutturali e sociali, si rischia di ottenere alla fine del processo una vita cittadina più problematica di quella perduta.
Ciò va evitato in ogni modo e tutti, insieme, dobbiamo riuscire a definire un progetto complessivo entro cui muoversi nelle varie fasi che accompagnano e accompagneranno la nostra via post terremoto.
Per progettare è necessario porsi delle domande: quale modello vorremmo realizzare, quali elementi in particolare si ritengono importanti per migliorare non solo l'economia, ma anche la qualità della vita dei cittadini.
Definire la qualità della vita è già impresa ardua.
Come primo fondamentale approccio, esplicitati i vari aspetti che compongono il mosaico di una vita di qualità, fatte le necessarie scelte nei vari campi del vivere comune, si dovrà operare definendo un percorso condiviso.
Solo dopo aver compreso quali sono i nostri obiettivi comuni potremo sviluppare i necessari progetti applicativi nei singoli campi.
Lavorare, abitare, imparare, conoscere, avere relazioni, muoversi sul territorio diffondere arti e cultura.
Come si potranno sviluppare queste attività nella città di oggi e domani?
Troviamoci, parliamo insieme di quali valori sono importanti per noi, cosa ci manca di più, cosa vorremmo di essenziale, cosa vogliamo portare con noi nella nuova città, etc..ciò che si vuole proporre è una metodologia di approccio per trovare soluzioni condivise.

sabato 31 ottobre 2009

Un percorso fatto di condivisione... e molto c’è ancora da fare, è solo l’inizio.

31 ottobre 2009 INAUGURAZIONE delle CASEMATTE : ed è bene sia festa!

I vecchi dicevano: chi fa da se fa per tre!

In uno dei primi incontri al 3e32, a un giovane proveniente dall'Irpinia che sosteneva che dallo Stato avremmo avuto solo problemi, risposi che forse stavolta si poteva sperare in qualcosa di diverso,  ma a giudicare dalle polemiche in atto, ero io che sottovalutavo l'inevitabile banalità del male.

Che si ripropone anche sotto le migliori intenzioni: "fabbricando case ci si sente più veloci e più leggeri,
  ti guadagni l’aldilà e puoi morire in odore di santità
" recitava anni fa una canzone di Rino Gaetano, ora che abbiamo "gli occhi già impastati di cemento e traffico" ci rendiamo conto che ciò non serve a dare "serenità", come pure va ancora sostenendo Bertolaso nelle interviste, che si arriva anche a vedere nella Protezione Civile un "nemico". Non ho mai pensato che lo Stato sia nemico, ma sta di fatto che pone in essere strategie di spesa, e di comportamento, che, insieme alle cose buone, messe in bella evidenza, producono tanta sofferenza inutile, sottaciuta e poi negata. Ma la difesa ad oltranza di errori evidenti non aiuta, l'autoritarismo , poi , peggiora il tutto.

Per ricostruire noi non abbiamo bisogno di conflittualità, ma di condivisione e partecipazione, e ben venga chi riesce a rendersene conto.

Per questo siamo contenti della festa di oggi

... Il lavoro che ha permesso l’apertura delle CASEMATTE è stata un’occasione incredibile per sperimentare le proprie capacità, confrontarsi con gli altri, imparare nuove pratiche oltre la forte separazione del lavoro e dei saperi che normalmente vige nella società.L’intero comprensorio di Collemaggio è un luogo che naturalmente dovrebbe essere destinato ai luoghi di aggregazione e partecipazione della cittadinanza. E’ quello che la Legge Obiettivo del ‘90 prevede tramite la rivalutazione sociale e strutturale degli stabili dell’ex Ospedale Psichiatrico, praticando modalità inclusive con gli utenti del servizio di igiene mentale. Noi vogliamo che questa legge si applichi. ...

Quello che serve a L'Aquila, oggi, sono proprio luoghi di aggregazione, magari messi meglio, di cui si possa far carico l'intera collettività o anche la Protezione Civile, se ci tiene a perseguire una utilità certa, oltre alla gloria, sempre incerta!

... Chiunque partecipando può contribuire al suo sviluppo. Questo non è insomma un esercizio commerciale ma un laboratorio di ricostruzione anche sociale. E molto c’è ancora da fare, è solo l’inizio. E’ senza padroni che si ricostruisce una città...

Speriamo bene !

 




lunedì 19 ottobre 2009

CIFRE dopo 6 mesi: seimila sfollati sotto le tende

OTTOBRE 2009: ALL’AQUILA E’ EMERGENZA UMANITARIA

Questa è l'intestazione di un comunicato dei comitati aquilani,che a sei mesi dal terremoto del 6 aprile si appella al popolo italiano per chiedere aiuto: roulotte, camper o container, stufe

testualmente .... "Oggi (18 ottobre 2009 , a sei mesi dal sisma) invece abbiamo bisogno di roulotte, camper o container abitabili e stufe per poter assicurare una minima sopravvivenza. Visto che le nostre richieste alla Protezione Civile e al Comune non sono prese in minima considerazione chiediamo a tutti i cittadini italiani un ulteriore sforzo di solidarietà.

E abbiamo anche bisogno di non sentirci soli." .....

Riportiamo di seguito il comunicato: la situazione non è per niente tranquilla, nè semplice è rendersene conto anche guardando di persona: sono tanti campi, tante situazioni ; qualche numero, per chi avesse voglia o legittima necessità di capire meglio, in un post dal titolo eloquente  CIFRE    http://miskappa.blogspot.com/2009/10/cifre.html

Difficile trovare qualche accenno nel sito della Protezione Civile
Qui va sempre tutto maledettamente bene...
Tremenda l'ipocrisia delle nostre istituzioni: hanno bisogno solo di scene belle, sul freddo e sulle disgrazie altrui meglio chiudere un occhio. No comment è adesso la loro regola : per gli aquilani è la legge del Menga!
Se almeno ci fosse servito a capire che dobbiamo fare da soli, chiamare i nostri rappresentanti e pretendere di risolvere le cose a livello locale senza aspettarci nulla dal governo o dallo
sfarzesco G8 2009.
Tutto il movimento di quei giorni è servito solo a farci perdere altro tempo: sarebbe il caso di far presente anche ai grandi della terra e non solo in Italia qual'è la reale nostra situazione oggi, sarebbe il caso di evidenziarlo agli attori e alle attrici di quella farsa, e non certo per colpevolizzarli.
In fondo è abbastanza normale che "Passata la festa, gabbato lo Santo", meno normale dovrebbe essere per Berlusconi & co sfruttare impunemente la buona fede e la sofferenza degli altri.


OTTOBRE 2009: ALL’AQUILA E’ EMERGENZA UMANITARIA


Facciamo appello a tutti coloro che in Italia hanno dimostrato sensibilità a quanto qui è successo e continua ad accadere.

A chi ha mantenuta alta l’attenzione sul dramma che ha colpito il nostro territorio e sulla gestione del post sisma.

Oggi, il 18 di ottobre, all’Aquila fa freddo. Siamo nella fase più drammatica, la notte già si sfiorano i -5°C ed andiamo incontro all’inverno, un inverno che sappiamo essere spietato.

Le soluzioni abitative, promesse per l’inizio dell’autunno, non ci sono. Circa 6000 persone sono ancora nelle tende.

Meno di 2000 persone sono finora entrate negli alloggi del piano C.A.S.E o nei M.A.P.

La maggior parte degli aquilani sono sfollati altrove in attesa da mesi di rientrare. Ora, con lo smantellamento delle tendopoli altre migliaia di persone sono state allontanate dalla città e mandate spesso in posti lontani e difficilmente raggiungibili.

Noi, definiti “irriducibili”, siamo in realtà persone che (come tutti gli altri) lavorano in città, i nostri figli frequentano le scuole all’Aquila, molti non sono muniti di un mezzo di trasporto, altri possiedono terreni od animali a cui provvedere. Siamo persone che qui vogliono restare anche per partecipare alla ricostruzione della nostra città.

Da oltre sei mesi viviamo in tenda, sopportando grandi sacrifici, ma con questo freddo rischiamo di non poter più sopravvivere.

Se non accettiamo le destinazioni a cui siamo stati condannati (che sempre più spesso sono lontanissime) minacciano di toglierci acqua, luce, servizi.

Oggi, più di ieri, abbiamo bisogno della vostra solidarietà.

Gli enti locali e la Protezione Civile ci hanno abbandonati. Secondo le ultime notizie che ci giungono i moduli abitativi removibili che stiamo richiedendo a gran voce da maggio, forse (ma forse) arriveranno tra 45 giorni.

Oggi invece abbiamo bisogno di roulotte, camper o container abitabili e stufe per poter assicurare una minima sopravvivenza. Visto che le nostre richieste alla Protezione Civile e al Comune non sono prese in minima considerazione chiediamo a tutti i cittadini italiani un ulteriore sforzo di solidarietà.

E abbiamo anche bisogno di non sentirci soli.

Per questo vi chiediamo di organizzare dei presidi nelle piazze delle città italiane per SABATO 24 OTTOBRE portando nel cuore delle vostre città delle tende per esprimere concretamente solidarietà a noi 6000 persone che viviamo ancora nelle tende ad oltre sei mesi dal sisma.

Un altra emergenza è cominciata oggi. Non dettata da catastrofi naturali ma dalla stessa gestione del post sisma, da chi questa gestione l’ha portata avanti sulla testa e sulla pelle delle popolazioni colpite.

Alcuni abitanti delle tendopoli sotto zero

Per donazioni e contatti:

emergenzaottobre2009@gmail.com

3391932618

3470343505



giovedì 15 ottobre 2009

il re è nudo : ma in tenda sono rimasti gli sfollati

molti giornali oggi riportano sostanzialmente che Bertolaso, per difendersi, ha scelto il contrattacco: «Ma siamo in condizioni di chiuderle tutte. Contemporaneamente si è però messo in moto un passa parola di irriducibili che stanno facendo circolare un messaggio: non bisogna cedere ai programmi del governo. Una bella strumentalizzazione»
cedere, difendersi, contrattacco, irriducibili, strumentalizzazione..
Questo signore si sente in guerra: la guerra di chi deve obbedire alle promesse avventate del suo capo. Farebbe molto meglio ad ammettere quello che è evidente a tutti: si è trattato di una berlusconata, gli italiani e gli aquilani l'hanno capito da tempo, lui insiste nella obbedienza cieca anche nel metodo... stavolta sulle spalle degli aquilani...che sono però "persone" , non "irriducibili" (non c'è nessuno da ridurre, nessuno si sente in guerra..), persone cui è stato pubblicamente promessa una soluzione a L'Aquila entro settembre, che hanno creduto, come Bertolaso per altro, al CAPO e purtroppo hanno condizionato a quella promessa altre loro scelte, persone che hanno figli a scuola a L'Aquila, lavoro a L'Aquila, genitori anziani a L'Aquila, e che adesso sarebbero "colpevoli" di non sottostare alle volubilità e all'incoerenza ( di chi paragona,in inverno, la distanza tra Roma-Fiumicino a CasteldiSangro -L'Aquila, un diritto forse di chi comanda e lavora 24h24) e quindi da "ridurre" all'obbedienza?
Da ridurre prima ad "avversari" e poi a nemici, magari nemici del BENE, rappresentato da chi parla in questo modo.
E' un metodo che abbiamo già pesantemente subito in molte altre forme,anche questa rozzezza dell'Istituzione Protezione Civile può aver causato l'azzittimento di tanti aquilani... signori si nasce!

Anche per Cortez era inimmaginabile che, con gli Aztechi e i Maja, si trovavano al cospetto di una civiltà più avanzata, più tollerante,ove non c'era più bisogno della guerra. C'è poco da dire contro l'arroganza di chi si sente dalla parte del BENE: nella regione Maja si verificò uno degli spopolamenti più repentini della storia dell'Umanità, ma è naturalmente tutt'altra storia.
Tranquillo, Generale, nessuno vuole fare la guerra, in tanti hanno da tempo capito che non ha senso neppure parlare con i dominatori burocrati incoerenti... e non so se è un bene!

ha dda passà a nuttata!