mercoledì 11 novembre 2009

A L'Aquila tutto bene, il governo adesso è latitante quando non "cattivo"

 Le speranze ora sono rivolte al Presidente della Repubblica, anch'egli aveva rappresentato la situazione come da miracolo.
La ragion di stato forse..., è disarmante, l'ipocrisia regna sovrana ex aequo con l'indifferenza , anche degli aquilani purtroppo!
E questo è un altro capitolo di cui prima o dopo si dovrà cominciare a parlare: quale città futura se non si è capaci di ascolto, di attenzione, o di chiarezza nei confronti dei più deboli o sfortunati?

 email ... da  [comitato 3e32] lettera a napolitano dalle tendopoli
vi giro la lettera scritta dalle persone che ancora vivono in tenda. e ecco sta a fà davvero friddu! ovviamente non portano manco un cazzo di container perchè "pare bruttu".
aiutateci a farla girare per favore. purtroppo in tv si dice solo del "miracolo epocale" e che "siamo in paradiso". le cose per le 2000 persone ancora
 in tenda e le 30.000 in albergo fuori l'aquila sono un pò diverse.
grazie
ciao
mat

Caro Presidente Napolitano,
nella Sua recente visita nella nostra Terra sottolineò la fiducia riposta nelle istituzioni dalla nostra popolazione.
E si, di fiducia ne abbiamo avuta tanta, nelle amministrazioni centrali e locali.
Abbiamo vissuto mesi nelle tende per non abbandonare la nostra Terra perchè ognuno di noi aveva ed ha i suoi buoni motivi per restare.
Abbiamo per questo sopportato mesi di vita nelle tende, invece che in moduli provvisori come si era sempre fatto per gli altri terremoti, avendo fiducia nella promessa  "a settembre un tetto per tutti".
Settembre è passato da un pezzo, siamo entrati nell'ottavo (!) mese di tenda, le promesse non sono state mantenute e la temperatura, come la fiducia, inevitabilmente scende sotto-zero.
Ci viene proposto di trasferirci in alberghi lontani dalla nostra città. Chi non è stato evidentemente capace di gestire l'emergenza, ora vorrebbe che dopo otto mesi abbandonassimo il nostro territorio. Se non una casa, chiediamo quanto meno una soluzione per restare qui e non morire di freddo. Lo chiediamo da maggio. Ci viene risposto che i tempi non permettono soluzioni tempestive.
Dopo otto mesi! Dopo aver constatato che le Istituzioni, quando vogliono, possono procedere con la massima urgenza e rapidità: in occasione del G8 vennero di fatto costruite strade e aeroporto in men che non si dica. Le situazioni di emergenze vanno affrontante con sforzi eccezionali.
Sono, caro Presidente, in una situazione di emergenza centinaia di persone, molte delle quali anziane, costrette a dormire in tenda a zero gradi? E' una situazione tollerabile in un Paese civile a otto mesi dal sisma?
Al nostro rifiuto di "farci deportare" la Protezione Civile sta rispondendo con ricatti pratici e pressioni psicologiche: minaccia di staccare la corrente elettrica, toglie i servizi di assistenza essenziali, abbassa paurosamente la qualità del cibo, praticamente immangiabile. Le visite delle forze dell'ordine si fanno sempre più frequenti. Tenta insomma di renderci la vita ancora più impossibile, come se questa fosse vita ...
Quale fiducia dobbiamo riporre in queste Istituzioni? In chi ci ha per mesi ingannato ed ora ci minaccia? Perchè dei cittadini che chiedono il minimo per la sopravvivenza debbono essere percepiti dalle Istituzioni come un problema da eliminare?

Ma, come si dice, la speranza è l'ultima a morire. Per questo ci rivolgiamo a Lei, la più alta Istituzione, perchè si diano risposte al nostro problema. La soluzione è semplice, a portata di mano e, soprattutto, immediata: moduli removibili, container, qualsiasi cosa ci faccia uscire dalle tende e rimanare nella nostra Terra. E' chiedere troppo alle Istituzioni l'installazione in pochi giorni di qualche decina di soluzioni abitative temporanee?
E' la nostra ultima speranza, il nostro ultimo tentativo. Se anche questo risulterà vano, la inviteremo nelle tende dove le riconsegneremo le nostre schede elettorali. In una democrazia che nega i bisogni fondamentali che senso ha andare a votare?

                               i cittadini residenti nelle tendopoli


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